
Il sindacato interviene sulla vicenda del corso UniBo negato ai militari: “Decisione dell’Ateneo incomprensibile e dannosa”
Il S.I.A.M.O. Esercito esprime forte preoccupazione per quanto accaduto presso l’Università di Bologna, dove alcuni docenti avrebbero negato l’attivazione di un percorso formativo universitario rivolto a ufficiali dell’Esercito italiano, ritenendo tale iniziativa una forma di “militarizzazione” dell’Ateneo. Una scelta che sorprende e che rischia di introdurre una pericolosa discriminazione basata sulla professione svolta, in aperto contrasto con i principi costituzionali che garantiscono il diritto allo studio senza alcuna distinzione.
Le parole del Ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha ricordato come gli stessi ufficiali oggi indesiderati sarebbero comunque pronti a difendere l’istituzione che li respinge, e l’intervento del Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, che evidenzia la contraddizione di invocare i militari nelle emergenze salvo poi rifiutarli negli spazi della cultura, confermano la gravità del gesto e il suo impatto simbolico.
“La cultura è libera e deve restare un ponte, non un muro – commenta il Presidente Nazionale del S.I.A.M.O., Stefano Filippi – I militari sono cittadini come tutti gli altri, con diritti e doveri, e hanno il pieno diritto di accedere alla formazione universitaria. Escluderli significa tradire la funzione civile dell’Università e cedere a pregiudizi che non appartengono ad un Paese maturo”.
Il presidente Filippi, docente universitario nel corso di laurea di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università della Tuscia, aggiunge inoltre che “Il valore dell’Università sta nel confronto: il corso vede sedersi insieme studenti civili, personale delle Forze armate, delle Forze di polizia, studenti stranieri, UE ed extra UE. La chiusura è sempre una sconfitta. L’idea che un Ateneo rifiuti la presenza di militari non solo è infondata, ma tradisce la missione stessa della cultura: aprire, non escludere.”
Il S.I.A.M.O. Esercito ricorda che i militari italiani operano oggi in contesti complessi, richiedono una formazione sempre più elevata e sono impegnati quotidianamente nella tutela della sicurezza nazionale, in missioni operative e in attività di protezione civile. Il sindacato invita l’Università di Bologna a chiarire la vicenda, soprattutto se legata a motivazioni di sostenibilità economica del corso da attivare e non a motivazioni legate allo status degli Ufficiali dell’Esercito, e a ristabilire un clima di dialogo costruttivo, ribadendo che la formazione è un diritto e che il pluralismo delle esperienze è il fondamento della cultura democratica.
Il S.I.A.M.O. continuerà a seguire con attenzione la vicenda e a sostenere tutte le iniziative che favoriscano l’accesso allo studio e la piena integrazione del personale militare nei percorsi universitari del Paese.
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