
Le recenti disposizioni contenute nella Legge di Bilancio in materia previdenziale per il Comparto Sicurezza e Difesa rappresentano il risultato di un confronto complesso, che ha visto anche il contributo dei Sindacati Militari. Tuttavia, per il S.I.A.M.O. Esercito, il quadro che ne emerge resta ancora lontano dal garantire risposte strutturali e definitive alle reali esigenze del personale in uniforme.
L’ipotesi iniziale di un innalzamento repentino dei requisiti pensionistici, con effetti immediati a partire dal 2027, è apparsa fin da subito come una misura profondamente iniqua, calata dall’alto e scollegata dalle peculiarità del servizio militare. Un intervento che avrebbe inciso pesantemente su un personale già provato da carriere operative usuranti, turnazioni gravose e continue limitazioni nei diritti fondamentali.
Le successive modifiche, che hanno introdotto una gradualità nel tempo e demandato a futuri provvedimenti attuativi l’individuazione di eventuali esclusioni, rappresentano un ridimensionamento rispetto all’impostazione originaria, ma non possono essere considerate una soluzione risolutiva. Spostare in avanti il problema non equivale a risolverlo.
A tal proposito, il Segretario Generale del S.I.A.M.O. Esercito, Mauro Palmas, dichiara:
«L’innalzamento dell’età pensionabile previsto dalla Legge di Bilancio rappresenta un attacco diretto alla dignità e alle carriere operative delle donne e degli uomini in uniforme. Non basta parlare di gradualità: se il principio è sbagliato, lo resta anche se applicato più lentamente. Non accetteremo che si continui a scaricare sui militari il peso di scelte politiche che ignorano l’usura reale del servizio, le limitazioni e le difficoltà quotidiane. Servono riforme strutturali, una previdenza davvero dedicata e il riconoscimento concreto della specificità militare. Tutto il resto sono soluzioni tampone che non tutelano il personale e mettono a rischio l’efficienza dello strumento militare.»
Rimangono aperte questioni centrali:
• l’impatto reale sui limiti ordinamentali e sulle carriere;
• l’assenza di criteri chiari e trasparenti per l’individuazione delle categorie tutelate;
• il rischio concreto di nuove diseguaglianze all’interno dello stesso comparto.
Accanto a queste criticità, il S.I.A.M.O. Esercito riconosce l’esistenza di segnali positivi, come il rifinanziamento della previdenza dedicata e lo stanziamento di risorse per la tutela legale del personale impiegato in servizio. Misure importanti, ma ancora insufficienti se rapportate alle specificità del lavoro militare e alle penalizzazioni generate dal sistema contributivo vigente.
È necessario ribadire con chiarezza che le criticità di singoli settori o di specifiche amministrazioni non possono essere affrontate scaricando il peso delle soluzioni sull’intero Comparto Sicurezza e Difesa. Occorrono strumenti mirati, istituti dedicati e risposte calibrate sulle reali condizioni di impiego del personale militare.
In questo contesto, il S.I.A.M.O. Esercito ritiene indispensabile una linea sindacale responsabile e coerente, capace di superare divisioni e ambiguità del passato. La tutela del personale in uniforme non può passare attraverso interventi emergenziali o scorciatoie normative, ma deve fondarsi su riforme strutturali, eque e sostenibili.
La nostra azione non si arresta qui. Continueremo il confronto istituzionale con determinazione per impedire che l’innalzamento dei requisiti pensionistici diventi una penalizzazione definitiva, per rendere realmente operativa una previdenza dedicata e per garantire che la specificità e l’usura del servizio militare siano riconosciute nei fatti, e non soltanto nelle dichiarazioni.
Il S.I.A.M.O. Esercito continuerà a stare dalla parte delle donne e degli uomini in uniforme, con serietà, coerenza e senso di responsabilità.
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