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Benessere psicologico in divisa: il S.I.A.M.O. Esercito alla conferenza nazionale a Roma

Roma, 14 maggio 2026 — Non è stato un semplice convegno istituzionale, ma un confronto necessario, attraversato da una consapevolezza ormai non più rinviabile: il disagio psicologico nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia non può continuare a restare confinato nel silenzio.

Nella Sala Tevere della Regione Lazio si è svolta la conferenza nazionale “Suicidi e benessere psicologico nelle Forze Armate e di Polizia – Analisi e strategie di prevenzione”, promossa con l’obiettivo di accendere un riflettore su una delle ferite più profonde e meno raccontate del mondo in uniforme. Attorno allo stesso tavolo si sono ritrovati rappresentanti delle istituzioni, vertici delle amministrazioni civili e militari, psicologi, criminologi, organizzazioni sindacali ed esperti del settore, chiamati a interrogarsi non soltanto sulle cause di un fenomeno drammatico, ma soprattutto sugli strumenti necessari per prevenirlo.

Il dato richiamato nel corso dei lavori, oltre 187 suicidi registrati negli ultimi vent’anni nella sola Polizia di Stato, ha restituito con crudezza la dimensione di una sofferenza spesso invisibile, che troppo a lungo è stata affrontata come emergenza episodica anziché come questione strutturale legata ai carichi emotivi del servizio, alla cultura interna dei reparti e alla difficoltà, ancora diffusa, di chiedere aiuto.

Tra gli interventi più intensi e significativi, quello di Sara Ronconi, Segretario Regionale Lazio del S.I.A.M.O. Esercito, che ha posto al centro del dibattito il tema dell’isolamento psicologico e della necessità di abbattere definitivamente ogni stigma legato alla fragilità emotiva.

“Dietro ogni uniforme non ci sono numeri. Ci sono persone. Uomini e donne che ogni giorno imparano a sopportare pressione, responsabilità, dolore e solitudine. E troppo spesso accade che il disagio venga vissuto come una colpa da nascondere, invece che come una richiesta d’aiuto da ascoltare.”

Parole accolte in un clima di profonda partecipazione, perché capaci di restituire il senso autentico dell’incontro: riportare la persona al centro delle istituzioni, riconoscendo che la tutela del personale non può limitarsi agli aspetti operativi o disciplinari, ma deve comprendere anche la salute mentale, il sostegno umano e la prevenzione del disagio.

Da più interventi è emersa la necessità di costruire una vera cultura dell’ascolto, stabile e organizzata, capace di agire prima che la sofferenza si trasformi in isolamento irreversibile. Un cambiamento che riguarda innanzitutto la formazione dei comandanti e delle figure apicali, chiamati oggi non soltanto a dirigere uomini e donne, ma anche a riconoscere segnali di fragilità spesso silenziosi.

Tra le proposte condivise nel corso della conferenza, il SIAMO Esercito ha presentato con trasporto il proprio progetto che prevede l’introduzione di modelli di ascolto tra pari come il metodo “Buddy to Buddy”; il potenziamento di sportelli di supporto psicologico realmente accessibili e riservati, gestiti da figure esterne alla Amministrazione della Difesa; e la creazione di reti permanenti di prevenzione in grado di intercettare tempestivamente il disagio, e investire sulla formazione dei Comandanti ad ogni livello e delle "sentinelle" deputate al "Buddy to Buddy".

Particolarmente significativo il richiamo al concetto di responsabilità collettiva, più volte evocato durante il confronto: nessun appartenente alle Forze Armate o di Polizia dovrebbe sentirsi solo nel momento di maggiore vulnerabilità.

“La forza di un’Istituzione, è stato sottolineato,  non si misura soltanto nella disciplina o nell’efficienza operativa, ma nella capacità di proteggere le proprie donne e i propri uomini anche dal dolore invisibile.”

Nel corso dei lavori sono intervenuti, tra gli altri, il Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio Giuseppe Emanuele Cangemi, che ha richiamato le istituzioni a un impegno concreto e continuativo sul tema del benessere psicologico del personale in uniforme; la Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio Paola Medde, che ha evidenziato l’urgenza di rafforzare le reti di prevenzione e ascolto; oltre a esperti, professionisti e rappresentanti del comparto sicurezza e difesa.

Presente anche il Dipartimento Supporto Psicologico del S.I.A.M.O. Esercito, con gli psicologi Donato D’Onofrio e Costantino Idini, impegnati nello sviluppo di percorsi di sostegno dedicati al personale militare.

Il senso più profondo della giornata è emerso, infine, nella consapevolezza condivisa che parlare di suicidi significa parlare di vite umane, di sofferenze spesso taciute, di richieste d’aiuto rimaste inascoltate. E che nessuna istituzione può dirsi realmente forte se lascia soli i propri uomini e le proprie donne proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di essere ascoltati.

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