In questi ultimi giorni si è registrato un aumento dell’interesse dei media nazionali e dei social, sulla legge in trattazione presso la Commissione Difesa della Camera che dovrebbe dare, definitivamente,  il riconoscimento dei diritti sindacali al personale militare.
Ma a parte qualche tono trionfalistico fuori luogo degli On. Corda ed Aresta sull’iniziativa legislativa, si è assistito alle manifestazioni di un generale malcontento da parte di gran parte del personale militare, e dei sindacati militari.

Tuttavia, dopo lo smarrimento iniziale, il SIAMO Esercito ha deciso di svolgere un ruolo proattivo, nella consapevolezza che non avrebbe avuto alcun senso gridare allo scandalo e stracciarsi le vesti, chiedendo alla politica di estendere tout court la legge costitutiva dei sindacati della Polizia di Stato anche alle Forze Armate, dopo due anni di dibattito in Commissione difesa sul tema, per tentare di arrestare questo orrendo compromesso al ribasso, condiviso trasversalmente da tutte le forze politiche e dallo stesso Ministro GUERINI e dal Sottosegretario delegato CALVISI.

Abbiamo preferito condurre un’analisi tecnico normativa del testo volta ad evidenziarne le criticità che minano alla base l’agibilità sindacale delle associazioni e fanno dei militari dei cittadini di serie B.
Non vogliamo anticiparvi nulla, ma vi invitiamo a leggere quanto abbiamo scritto

https://www.siamoesercito.org/2020/06/25/contributo-del-s-i-a-m-o-esercito-sulle-maggiori-criticita-della-proposta-di-legge-sui-sindacati-militari/

scoprirete, per esempio che nella proposta di legge per ricoprire dei ruoli direttivi in un sindacato non devi aver subito sanzioni di corpo o di stato (comminabile anche per una mancanza amministrativa), quando invece si può essere promossi ad alti gradi dirigenziali pur avendo subito una condanna per fatti gravi, passata in giudicato.
Oppure, che i militari sono gli unici, rispetto a tutti gli altri dipendenti pubblici e del comparto sicurezza, difesa e soccorso a doversi rivolgere al giudice amministrativo, invece del giudice del lavoro per le controversie sindacali, previsione fortemente voluta dai Vertici militari, su cui grava però come un macigno il recente pronunciamento del Giudice del lavoro di Palermo su una controversia relativa all’impiego presso altra sede di un dirigente sindacale militare appartenente all’Arma dei Carabinieri (episodio che ha scaturito il 25 giugno un comunicato congiunto di 16 associazioni sindacali militari).

Abbiamo quindi deciso di consegnare il nostro lavoro ai circa 140 parlamentari delle Commissioni Affari Costituzionali, Giustizia e Bilancio della Camera che dovranno esprimere un parere prima che il testo vada in Aula, iniziativa che pare sia servita da stimolo per riaccendere un dibattito interno, che ha visto coinvolto anche il Sottosegretario Calvisi.
Infine, sempre nella giornata del 25 giugno, abbiamo inviato una lettera al Ministro della Difesa allegando la nostra scheda, per chiedere un incontro con la predetta autorità che ad oggi, ci risulta non abbia mai incontrato alcun sindacato.
Forse si era abituati a ben altre sensibilità, quando il Ministro della Difesa invitava le sigle sindacali riconosciute per un incontro preliminare di conoscenza reciproca. Auspichiamo che queste best practices vengano riprese.

Ma tutte queste iniziative a che fine?

Il SIAMO Esercito rivendica il diritto degli uomini e delle donne che rappresenta di vedere riconosciuta la piena libertà sindacale che è stata negata per tanti anni fino alla sentenza n.120 della Corte Costituzionale che, con alcuni limiti volti a garantire la funzionalità operativa delle Forze armate e delle Forze di polizia a status militare (Carabinieri e  Guardia di finanza), ha riconosciuto questo legittimo diritto costituzionale.
Tuttavia, se dovesse passare la proposta approvata in Commissione Difesa, verrebbero creati dei sindacati mutilati e alla mercé dei Vertici militari, tramite un provvedimento ai limiti della legittimità costituzionale.

Cosa ci aspetta nelle prossime settimane:
– la morte prematura dei sindacati militari e la negazione di un diritto costituzionalmente riconosciuto, se la proposta fosse approvata in prima lettura alla Camera ed in seconda al Senato, senza alcun emendamento, sostituendo il tanto sbandierato cambiamento, con un processo di restaurazione degno del miglior Metternich;

– la mancata approvazione della legge e conseguente rinvio alla prossima legislatura comporterebbe, invece, il mantenimento gattopardiano dello status quo con la conferma del ruolo primario delle rappresentanze militari, con una eventuale potenziale rafforzamento da fare approvare con il primo provvedimento utile (provvedimento “Semplificazioni”?)

– ultima ipotesi, più vicina agli auspici di tutti i militari, è quella dell’approvazione della “PDL Corda” con una revisione del provvedimento in chiave più funzionale sulla base delle proposte delle sigle sindacali;

Noi, del SIAMO Esercito non siamo disponibili ad accettare soluzioni al ribasso o di svilimento dell’associazionismo sindacale, ma continueremo la nostra azione a difesa dei diritti dei militari.

Ci SIAMO sempre!

Roma, 30 giugno 2020

IL DIRETTIVO NAZIONALE