LA SENTENZA A SEZIONI RIUNITE DELLA CORTE DI CASSAZIONE DÀ RAGIONE ALLA CAUTELA DEL SIAMO ESERCITO

Nel nostro precedente comunicato del 6 ottobre avevamo detto che proporre al momento dei ricorsi in materia di previdenza complementare era quanto meno azzardato, tenuto conto che era stato, tra l’altro, “…depositato un ricorso presso la Corte Suprema di Cassazione affinché venisse stabilito una volta per tutte quale Giudice (Corte dei Conti o Giudice Amministrativo) sia deputato a dirimere tali controversie”.

Con sentenza del 22 settembre 2020, depositata il 20 ottobre u.s., la Corte di Cassazione a sezioni riunite si è finalmente espressa, mettendo la parola fine, una volta per tutte, all’annoso problema del difetto di giurisdizione tra il giudice del lavoro/T.A.R. e la Corte dei Conti.

La suprema Corte ha infatti affermato che l’azione risarcitoria, in cui tanto “…il petitum [cioè la richiesta] quanto la causa petendi [le motivazioni della richiesta] trovano la loro giustificazione in un inadempimento contrattuale, esulando così dalla materia strettamente pensionistica. Ciò consente di risolvere il conflitto in favore del giudice del rapporto di lavoro – che, nel caso in esame, è il tribunale amministrativo.”

Da oggi quindi, fermo restando che l’avvio della previdenza complementare resta materia oggetto di concertazione tra le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative (per le Forze di Polizia), i Comitati centrali di rappresentanza per le Forze Armate e le Istituzioni Politiche, eventuali domande di risarcimento per il suo mancato avvio andranno presentate presso il T.A.R. competente.

Una vittoria? È ancora presto per dirlo. La strada è sicuramente in salita, però un punto fermo da cui partire è stato stabilito.

Su una cosa però il SIAMO può già cantare vittoria… aver tutelato i propri iscritti salvaguardandoli da un inutile esborso economico, dimostrando serietà e professionalità, tenuto conto che tutti i ricorsi presentati in questi mesi presso la Corte dei Conti saranno, alla luce della sentenza in questione, probabilmente respinti per difetto di giurisdizione.

Continueremo comunque a tenerci e tenervi informati per valutare le opportune azioni da intraprendere, pesando sempre costi e benefici nel rispetto dei valori che da sempre ci contraddistinguono.

Roma, 23 ottobre 2020

IL DIRETTIVO NAZIONALE